Il 2 giugno 2026 Wiley ha annunciato l’acquisizione di Emerald Publishing, allora di proprietà del Cambridge Information Group, per 337 milioni di sterline (circa 452 milioni di dollari) in un’operazione interamente in contanti. Emerald porta in dote quasi 500 riviste, 8 000 libri e 3 000 casi aziendali, facendo salire il portafoglio complessivo di Wiley a circa 2 500 testate.

Il messaggio di Wiley: ricerca e intelligenza artificiale

Il dato più interessante non è la dimensione economica dell’operazione, ma il linguaggio con cui è stata presentata agli investitori. Matthew Kissner, presidente e amministratore delegato di Wiley, ha dichiarato che la transazione riflette la convinzione che “research and AI are mutually reinforcing”: i contenuti e i dati proprietari alimentano l’AI, e l’AI accelera il ritmo della pubblicazione. Il comunicato aggiunge che l’acquisizione rafforza la posizione di Wiley nei contenuti proprietari destinati all’intelligenza artificiale, in un momento in cui la domanda di letteratura peer‑reviewed affidabile cresce rapidamente.

Il contesto di mercato: i Big Five

Wiley appartiene al ristretto gruppo di operatori identificato come Big Five: Elsevier, Springer Nature, Wiley, Taylor & Francis e Sage. Questa definizione, con origine documentata, fissa l’ordine di grandezza del fenomeno editoriale a livello internazionale.

Storia dell’oligopolio

Nel 2015 Vincent Larivière, Stefanie Haustein e Philippe Mongeon hanno pubblicato su PLOS ONE uno studio sull’oligopolio degli editori accademici basato su 45 milioni di documenti indicizzati in Web of Science tra il 1973 e il 2013. La quota di articoli pubblicata dai cinque maggiori editori, poco superiore al 20 % nel 1973, aveva raggiunto il 53 % nelle scienze naturali e mediche nel 2013 e il 70 % nelle scienze sociali, restando intorno al 20 % nelle discipline umanistiche.

Modello economico tradizionale vs open access

Per decenni il modello economico dell’editoria scientifica è stato semplice da descrivere: gli editori organizzavano la selezione, la produzione e la distribuzione delle pubblicazioni, vendendo l’accesso alle proprie collezioni soprattutto alle biblioteche universitarie. L’open access ha modificato questa architettura, spostando in alcuni casi il pagamento dal lato della lettura a quello della pubblicazione attraverso le Article Processing Charges (APC), oppure combinando le due componenti nei contratti trasformativi.

Intelligenza artificiale: un nuovo livello di valorizzazione

Su questa architettura già modificata, l’intelligenza artificiale sta introducendo un ulteriore livello di valorizzazione. Un grande catalogo scientifico è un corpus strutturato di conoscenza specialistica, nel quale articoli, citazioni, autori e classificazioni disciplinari sono collegati tra loro; tale corpus può alimentare:

    • strumenti di ricerca semantica;
    • applicazioni di sintesi automatica;
    • servizi destinati a imprese e professionisti.

Copim, commentando l’operazione, richiama proprio la connessione tra contenuti proprietari e AI e si interroga sulle conseguenze di una crescita continua della velocità, del volume e della scala della produzione editoriale.

Concentrazione del valore e controllo dei dati

Se la qualità dei servizi di AI dipende dalla disponibilità di grandi collezioni di conoscenza affidabile, il controllo dei corpus diventa un vantaggio competitivo. La scala produce altra scala: un catalogo più grande attira autori e istituzioni; un numero maggiore di pubblicazioni accresce il patrimonio di dati; quel patrimonio rafforza la capacità di offrire nuovi servizi.

La materia prima è la ricerca pubblica

La particolarità dell’editoria scientifica è che la materia prima di questa economia nasce quasi interamente fuori dall’impresa editoriale. La ricerca nasce nelle università e negli enti pubblici, una quota considerevole è finanziata con risorse pubbliche, gli articoli li scrivono i ricercatori e la peer review la svolge la stessa comunità accademica.

Valore aggiunto dagli editori

Ciò non toglie che l’editore produca valore e sostenga costi reali: piattaforme, copyediting, conservazione digitale, gestione dei diritti, servizi di scoperta. Resta però una separazione tra il luogo in cui viene generata una parte rilevante del valore scientifico e quello in cui quel valore viene trasformato in un asset economico—separazione resa più visibile dall’intelligenza artificiale, perché lo stesso contenuto entra ora in più catene di valorizzazione contemporaneamente.

Obiettivi finanziari e sinergie previste

Nel comunicato di Wiley si legge l’aspirazione a “drive meaningful shareholder value”. Wiley stima che Emerald generi oltre 85 milioni di dollari di ricavi nell’esercizio che chiude a dicembre 2026, con il 92 % di ricavi ricorrenti da abbonamento, e prevede circa 30 milioni di dollari di sinergie di costo entro il terzo anno. Tale linguaggio è normale per una società quotata, ma rende visibile la tensione tra interessi di capitale e missione della scienza.

Qualità della crescita editoriale vs crescita della conoscenza

Per un editore, l’aumento del numero di articoli pubblicati o della quota di mercato è un risultato positivo; per la scienza, la crescita quantitativa conta nella misura in cui corrisponde a un aumento di conoscenza affidabile, originale e rilevante. Crescita editoriale e crescita della conoscenza sono grandezze distinte, che il funzionamento concreto del sistema tende però a far coincidere.

Valutazione della ricerca e pressione sui mercati editoriali

Il discorso sul mercato editoriale incontra quello sulle politiche di valutazione della ricerca, e in Italia sulla VQR. Un’università pubblica deve rendere conto della qualità della ricerca prodotta e dell’uso delle risorse ricevute. La VQR resta però un esercizio costruito su una selezione di prodotti, con i limiti propri di qualsiasi procedura che traduca attività complesse in giudizi comparabili.

Quando indicatori sintetici pesano sulle decisioni relative a carriere e risorse, è ragionevole aspettarsi che i ricercatori adattino in parte il proprio comportamento: è il meccanismo descritto dalla legge di Goodhart e dal principio di Campbell, per cui quando una misura diventa un obiettivo il comportamento degli attori si adatta alla misura. L’effetto sul mercato editoriale è diretto e spiega perché la struttura della valutazione finisca per riguardare anche i bilanci delle biblioteche.

Il ruolo degli autori come clienti

Gli autori non sono consumatori ordinari: un ricercatore non decide liberamente se acquistare un bene, ma pubblicare è parte costitutiva della professione e serve a comunicare risultati, partecipare a concorsi, rendicontare progetti e progredire in carriera. La domanda di servizi editoriali nasce quindi anche dalle regole del sistema accademico.

Open access come cambiamento visibile

In questo scenario, l’open access ha prodotto un cambiamento positivo e sotto gli occhi di tutti: una quota crescente di articoli è disponibile gratuitamente, le APC hanno spostato il flus